Suicidio assistito, eutanasia e “diritto a morire”: cosa prevedono davvero le leggi nel mondo nel 2025

Suicidio assistito, eutanasia e “diritto a morire”: cosa prevedono davvero le leggi nel mondo nel 2025

Perché è così complicato parlare di suicidio assistito

Prima di entrare nel confronto tra i vari ordinamenti, serve una distinzione minima di termini, perché il dibattito pubblico li usa spesso in modo confuso:

  • Suicidio assistito: una terza persona (di solito un medico o un’associazione) fornisce i mezzi per morire, ma l’atto finale (ad esempio bere una soluzione letale) viene compiuto dalla persona stessa.
  • Eutanasia attiva: è il medico a somministrare direttamente il farmaco che provoca la morte, su richiesta esplicita del paziente.
  • Sedazione profonda e sospensione delle cure: pratiche già diffuse in molti Paesi (compresa l’Italia), che prevedono la possibilità di rifiutare trattamenti o ricevere sedazione fino alla morte, senza però un atto diretto finalizzato ad abbreviare la vita.

Giuridicamente questi tre piani non sono sovrapponibili, e le differenze tra i Paesi passano spesso proprio attraverso sfumature tecniche: chi compie l’atto finale, quali casi sono ammessi, quali garanzie procedurali sono previste.


Una mappa spaccata: dove il suicidio assistito è legale (e dove no)

Se prendiamo la fotografia aggiornata alla fine del 2025, forme di “assisted dying” (che può includere suicidio assistito, eutanasia o entrambi) sono riconosciute, con regole molto diverse, in Paesi come Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Svizzera, Germania, Austria, Canada, Nuova Zelanda, Colombia, alcuni Stati USA e tutti gli Stati australiani. wfrtds.org+2Parlamento Europeo+2

Altri Stati, come Italia, Regno Unito e Francia, sono in una fase di transizione: la giurisprudenza o il Parlamento hanno aperto alcuni spiragli, ma il quadro resta incompleto o in evoluzione. Epthinktank+2today.rtl.lu+2


Il “modello svizzero”: suicidio assistito tollerato dal codice penale

La Svizzera è spesso il simbolo del cosiddetto “turismo della morte”. Ma il suo impianto normativo è più minimalista di quanto si pensi.

  • Nel Codice penale svizzero, l’articolo 115 punisce chi aiuta al suicidio per motivi egoistici; di fatto, se il movente è altruistico e la persona agisce liberamente e consapevolmente, l’assistenza non è penalmente sanzionata. bj.admin.ch+2SAMW+2
  • L’eutanasia attiva (il medico che inietta direttamente il farmaco letale) resta invece proibita. bj.admin.ch+1

Su questo terreno giuridico si sono sviluppate organizzazioni come Dignitas e Exit, che assistono non solo cittadini svizzeri, ma anche stranieri che non possono accedere a forme legali di aiuto a morire nei loro paesi. PMC+2smw.ch+2

A fine 2025 la morte di Ludwig Minelli, fondatore di Dignitas, che ha scelto la stessa forma di morte assistita che per decenni ha difeso, ha riportato il tema al centro del dibattito internazionale. AP News+1


I Paesi “più permissivi”: Benelux, Spagna e Portogallo

La fascia più avanzata in Europa è quella che va dai Paesi Bassi alla penisola iberica.

Paesi Bassi

Dal 2002 è in vigore la Termination of Life on Request and Assisted Suicide (Review Procedures) Act, che disciplina sia l’eutanasia che il suicidio assistito. dignitas.ch+3wfrtds.org+3PMC+3

Punti chiave:

  • il paziente deve essere in una situazione di sofferenza insopportabile senza prospettive di miglioramento;
  • la richiesta dev’essere volontaria, ponderata e ripetuta;
  • è obbligatorio il parere di almeno un secondo medico indipendente;
  • il caso viene poi valutato da commissioni regionali di controllo.

Nel tempo la legge è stata estesa (con molta controversia) anche ad alcuni casi di disturbi psichici gravi e, con condizioni stringenti, a minori sopra i 12 anni, con consenso dei genitori. PMC+2ResearchGate+2

Belgio e Lussemburgo

Belgio e Lussemburgo hanno varato norme simili, tra il 2002 e il 2009, che permettono l’eutanasia attiva in presenza di sofferenza fisica o psichica “costante e insopportabile” e assenza di prospettive di miglioramento. Parlamento Europeo+2euronews+2

Il Belgio, dal 2014, consente la richiesta anche ai minori senza limite di età, ma solo in casi eccezionali di malattia terminale e previa valutazione psichiatrica, un’estensione che ha suscitato forti critiche anche tra i sostenitori del “diritto a morire”.

Spagna

La Spagna ha approvato nel 2021 la Ley Orgánica 3/2021, che riconosce il diritto a chiedere e ottenere “l’aiuto necessario a morire”, sia nella forma di eutanasia attiva sia di suicidio assistito. PubMed+3Biodiritto+3BOE+3

La legge si applica a persone con:

  • malattia grave e incurabile o
  • patologia grave, cronica e invalidante che comporti sofferenza “intollerabile”.

Tra il 2021 e il 2023 sono state presentate oltre 1.500 richieste, con un aumento del 33% nel 2023; circa il 76% delle domande è stato accettato. ElHuffPost+1

Portogallo

Dopo un iter travagliato, con vari rinvii e rinvii presidenziali, il Portogallo ha approvato nel 2023 una legge che consente l’eutanasia e il suicidio assistito per malati adulti in situazione di sofferenza duratura e insopportabile, con malattia grave e incurabile. euronews+2euractiv.com+2


Germania e Austria: il diritto all’“autodeterminazione alla morte”

In Germania, il quadro è stato ribaltato da una sentenza storica della Corte costituzionale federale del 26 febbraio 2020, che ha dichiarato incostituzionale il divieto penale di assistenza al suicidio professionale (paragrafo 217 c.p.). dignitas.ch+5bundesverfassungsgericht.de+5Cambridge University Press & Assessment+5

La Corte ha riconosciuto un vero e proprio “diritto all’autodeterminazione sulla propria morte”, includendo anche la possibilità di ricorrere a servizi di terzi per realizzarla. Il Parlamento, però, non è ancora riuscito a varare una legge organica: il risultato è una situazione formalmente lecita ma poco regolata, con forti pressioni per introdurre linee guida più chiare.

In Austria, la Corte costituzionale ha seguito un percorso simile, portando nel 2022 alla depenalizzazione del suicidio assistito in determinate condizioni, con obbligo di consulenza e un iter di valutazione medica rigoroso. ScienceDirect+3Parlamento Europeo+3euronews+3


Francia e Regno Unito: la frontiera del “prossimo passo”

In Francia, dopo anni in cui ci si era fermati alla sedazione profonda e alla possibilità di interrompere le cure, nel maggio 2025 l’Assemblée nationale ha approvato in prima lettura una legge che introduce una forma di “aiuto a morire” per pazienti adulti, residenti, affetti da malattia incurabile e sofferenze insopportabili. Reuters+1

Il testo, che dovrà superare il Senato e un eventuale nuovo passaggio all’Assemblea, prevede forti garanzie procedurali e la possibilità per i professionisti sanitari di obiezione di coscienza. Se approvato definitivamente, avvicinerebbe il modello francese a quello di Belgio e Paesi Bassi, pur con limiti più stretti.

Nel Regno Unito, il suicidio assistito resta vietato, ma il Parlamento è sempre più sotto pressione: è in discussione una proposta di legge che riguarderebbe solo i malati terminali con aspettativa di vita inferiore ai sei mesi, sul modello di Stati Uniti e Australia. today.rtl.lu+3Dignity in Dying+3Parlamento Europeo+3


Nord America: il laboratorio canadese e il patchwork statunitense

Canada

Il Canada ha legalizzato la Medical Assistance in Dying (MAiD) nel 2016, inizialmente solo per chi aveva una “morte naturale ragionevolmente prevedibile”. Dal 2021 l’accesso è stato ampliato anche a pazienti senza prognosi di morte a breve termine, ma con sofferenze gravi e irrimediabili. phsa.ca+1

Un punto di frizione enorme è l’estensione ai disturbi psichici come unica patologia: il Parlamento ha rinviato più volte l’entrata in vigore, e nel 2024 ha spostato la data al 2027, segno di un disagio profondo anche in un ordinamento già molto avanzato sul tema. CMPA+3Ministère de la Justice+3Canada+3

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, l’eutanasia attiva è illegale, ma il suicidio medicalmente assistito è consentito in 11 Stati (tra cui Oregon, Washington, California, Colorado, Vermont, Maine, New Jersey, Hawaii, New Mexico) e nel District of Columbia. Wikipedia+2wfrtds.org+2

Il modello americano è in genere più restrittivo:

  • paziente adulto, capace di intendere e volere;
  • malattia terminale con aspettativa di vita inferiore a sei mesi;
  • più richieste scritte e orali, separate da periodi di attesa;
  • valutazioni mediche multiple e, in genere, niente eutanasia attiva: il paziente deve auto-somministrarsi il farmaco.

Oceania e America Latina: nuove frontiere

Tutti e sei gli Stati dell’Australia (Victoria, Western Australia, Tasmania, South Australia, Queensland, New South Wales) hanno ormai normative che permettono una forma di “voluntary assisted dying” per pazienti terminali con criteri simili a quelli statunitensi. wfrtds.org+2nuffieldtrust.org.uk+2

In Nuova Zelanda, una legge approvata con referendum nel 2020 consente l’aiuto medico a morire in casi di malattia terminale con prognosi inferiore a sei mesi, dolore insopportabile e richiesta libera e informata. wfrtds.org+1

In Colombia la Corte costituzionale ha aperto alla depenalizzazione dell’eutanasia già dagli anni ’90, e nel tempo ha consolidato un diritto alla “muerte digna”, esteso anche al suicidio assistito. wfrtds.org+2nuffieldtrust.org.uk+2


I nodi comuni: chi decide, con quali garanzie

Dietro alle differenze giuridiche, emergono alcuni punti di attrito ricorrenti, che spiegano perché il tema divide così profondamente opinioni pubbliche e Parlamenti:

  • Criteri di accesso
    • Solo malati terminali?
    • Anche patologie croniche e invalidanti?
    • Anche disturbi psichici severi?
      Il caso canadese mostra quanto l’estensione al solo ambito psichiatrico sia politicamente esplosiva. PMC+1
  • Ruolo dei medici
    Laddove è ammessa l’eutanasia attiva, il medico diventa protagonista dell’atto finale. Nei sistemi centrati sul suicidio assistito, il professionista fornisce i mezzi ma non compie l’azione letale. Non è una sfumatura: cambia il significato simbolico e deontologico del gesto.
  • Garanzie procedurali
    Commissioni di valutazione, pareri multipli, tempi di riflessione, possibilità di revoca fino all’ultimo momento: i legislatori cercano di bilanciare autonomia e protezione delle persone vulnerabili.
  • Obiezione di coscienza
    Quasi ovunque si prevede che medici e infermieri possano rifiutarsi di partecipare, ma con l’obbligo (in alcuni Paesi) di indirizzare il paziente verso colleghi disposti a farlo.
  • Disuguaglianze e “turismo della morte”
    Quando la possibilità di accedere al suicidio assistito dipende dalla capacità di pagare un viaggio in Svizzera, o di trovare una struttura disponibile in un altro Stato, il “diritto a morire” diventa, di fatto, un privilegio per chi può permetterselo. smw.ch+2dignitas.ch+2

Il caso italiano: spiraglio giurisprudenziale, vuoto legislativo

L’Italia è uno dei casi più contraddittori.

  • L’articolo 580 del codice penale punisce ancora l’istigazione o l’aiuto al suicidio.
  • Nel 2019, però, la Corte costituzionale (sentenza 242/2019, caso Cappato/Dj Fabo) ha dichiarato incostituzionale la norma “nella parte in cui non esclude” la punibilità in alcune situazioni estremamente circoscritte: pazienti pienamente capaci, tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetti da patologia irreversibile fonte di sofferenze intollerabili, assistiti dal Servizio sanitario nazionale e previo parere di un comitato etico. Biodiritto+3Corte Costituzionale+3criminaljusticenetwork.eu+3

Il Parlamento, nonostante i ripetuti solleciti della stessa Corte, non ha ancora approvato una legge quadro, nonostante ci sia un disegno di legge.

Nel frattempo, nel 2025, la Regione Toscana è diventata la prima a legiferare in concreto sul suicidio medicalmente assistito, stabilendo procedure e tempi per la valutazione delle richieste e per l’erogazione dei farmaci tramite il servizio sanitario regionale. AP News

La mossa ha un valore politico forte, ma apre anche un conflitto di competenze con il governo nazionale, che contesta la possibilità per una Regione di disciplinare una materia così sensibile in assenza di una legge statale.

Una conclusione provvisoria

Guardando al 2025, il mondo non si divide più semplicemente in Paesi “laici” e Paesi “conservatori”. La linea di frattura passa piuttosto tra ordinamenti che:

  • riconoscono un qualche diritto alla scelta sul fine vita, ma con filtri e definizioni diversissime;
  • e ordinamenti che, come l’Italia, hanno affidato ai giudici costituzionali il compito di aprire spiragli, senza che la politica si assuma la responsabilità di scrivere una legge compiuta.

Nel frattempo, i casi concreti – dal giovane disabile spagnolo che chiede l’eutanasia, alla persona anziana che vola a Zurigo per morire in una stanza anonima di Dignitas, fino al malato italiano che si rivolge a un tribunale dopo il no della ASL – continuano a spingere il dibattito oltre gli slogan.

È probabile che nei prossimi anni vedremo nuove leggi, nuove sentenze, nuovi referendum. Ma, almeno per ora, il “diritto a morire” resta uno dei terreni dove più chiaramente si vede quanto sia difficile, per le democrazie contemporanee, tenere insieme libertà individuale, tutela dei fragili e responsabilità collettiva di fronte alla morte.

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