Prima di entrare nel confronto tra i vari ordinamenti, serve una distinzione minima di termini, perché il dibattito pubblico li usa spesso in modo confuso:
Giuridicamente questi tre piani non sono sovrapponibili, e le differenze tra i Paesi passano spesso proprio attraverso sfumature tecniche: chi compie l’atto finale, quali casi sono ammessi, quali garanzie procedurali sono previste.
Se prendiamo la fotografia aggiornata alla fine del 2025, forme di “assisted dying” (che può includere suicidio assistito, eutanasia o entrambi) sono riconosciute, con regole molto diverse, in Paesi come Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Svizzera, Germania, Austria, Canada, Nuova Zelanda, Colombia, alcuni Stati USA e tutti gli Stati australiani. wfrtds.org+2Parlamento Europeo+2
Altri Stati, come Italia, Regno Unito e Francia, sono in una fase di transizione: la giurisprudenza o il Parlamento hanno aperto alcuni spiragli, ma il quadro resta incompleto o in evoluzione. Epthinktank+2today.rtl.lu+2
La Svizzera è spesso il simbolo del cosiddetto “turismo della morte”. Ma il suo impianto normativo è più minimalista di quanto si pensi.
Su questo terreno giuridico si sono sviluppate organizzazioni come Dignitas e Exit, che assistono non solo cittadini svizzeri, ma anche stranieri che non possono accedere a forme legali di aiuto a morire nei loro paesi. PMC+2smw.ch+2
A fine 2025 la morte di Ludwig Minelli, fondatore di Dignitas, che ha scelto la stessa forma di morte assistita che per decenni ha difeso, ha riportato il tema al centro del dibattito internazionale. AP News+1
La fascia più avanzata in Europa è quella che va dai Paesi Bassi alla penisola iberica.
Dal 2002 è in vigore la Termination of Life on Request and Assisted Suicide (Review Procedures) Act, che disciplina sia l’eutanasia che il suicidio assistito. dignitas.ch+3wfrtds.org+3PMC+3
Punti chiave:
Nel tempo la legge è stata estesa (con molta controversia) anche ad alcuni casi di disturbi psichici gravi e, con condizioni stringenti, a minori sopra i 12 anni, con consenso dei genitori. PMC+2ResearchGate+2
Belgio e Lussemburgo hanno varato norme simili, tra il 2002 e il 2009, che permettono l’eutanasia attiva in presenza di sofferenza fisica o psichica “costante e insopportabile” e assenza di prospettive di miglioramento. Parlamento Europeo+2euronews+2
Il Belgio, dal 2014, consente la richiesta anche ai minori senza limite di età, ma solo in casi eccezionali di malattia terminale e previa valutazione psichiatrica, un’estensione che ha suscitato forti critiche anche tra i sostenitori del “diritto a morire”.
La Spagna ha approvato nel 2021 la Ley Orgánica 3/2021, che riconosce il diritto a chiedere e ottenere “l’aiuto necessario a morire”, sia nella forma di eutanasia attiva sia di suicidio assistito. PubMed+3Biodiritto+3BOE+3
La legge si applica a persone con:
Tra il 2021 e il 2023 sono state presentate oltre 1.500 richieste, con un aumento del 33% nel 2023; circa il 76% delle domande è stato accettato. ElHuffPost+1
Dopo un iter travagliato, con vari rinvii e rinvii presidenziali, il Portogallo ha approvato nel 2023 una legge che consente l’eutanasia e il suicidio assistito per malati adulti in situazione di sofferenza duratura e insopportabile, con malattia grave e incurabile. euronews+2euractiv.com+2
In Germania, il quadro è stato ribaltato da una sentenza storica della Corte costituzionale federale del 26 febbraio 2020, che ha dichiarato incostituzionale il divieto penale di assistenza al suicidio professionale (paragrafo 217 c.p.). dignitas.ch+5bundesverfassungsgericht.de+5Cambridge University Press & Assessment+5
La Corte ha riconosciuto un vero e proprio “diritto all’autodeterminazione sulla propria morte”, includendo anche la possibilità di ricorrere a servizi di terzi per realizzarla. Il Parlamento, però, non è ancora riuscito a varare una legge organica: il risultato è una situazione formalmente lecita ma poco regolata, con forti pressioni per introdurre linee guida più chiare.
In Austria, la Corte costituzionale ha seguito un percorso simile, portando nel 2022 alla depenalizzazione del suicidio assistito in determinate condizioni, con obbligo di consulenza e un iter di valutazione medica rigoroso. ScienceDirect+3Parlamento Europeo+3euronews+3
In Francia, dopo anni in cui ci si era fermati alla sedazione profonda e alla possibilità di interrompere le cure, nel maggio 2025 l’Assemblée nationale ha approvato in prima lettura una legge che introduce una forma di “aiuto a morire” per pazienti adulti, residenti, affetti da malattia incurabile e sofferenze insopportabili. Reuters+1
Il testo, che dovrà superare il Senato e un eventuale nuovo passaggio all’Assemblea, prevede forti garanzie procedurali e la possibilità per i professionisti sanitari di obiezione di coscienza. Se approvato definitivamente, avvicinerebbe il modello francese a quello di Belgio e Paesi Bassi, pur con limiti più stretti.
Nel Regno Unito, il suicidio assistito resta vietato, ma il Parlamento è sempre più sotto pressione: è in discussione una proposta di legge che riguarderebbe solo i malati terminali con aspettativa di vita inferiore ai sei mesi, sul modello di Stati Uniti e Australia. today.rtl.lu+3Dignity in Dying+3Parlamento Europeo+3
Il Canada ha legalizzato la Medical Assistance in Dying (MAiD) nel 2016, inizialmente solo per chi aveva una “morte naturale ragionevolmente prevedibile”. Dal 2021 l’accesso è stato ampliato anche a pazienti senza prognosi di morte a breve termine, ma con sofferenze gravi e irrimediabili. phsa.ca+1
Un punto di frizione enorme è l’estensione ai disturbi psichici come unica patologia: il Parlamento ha rinviato più volte l’entrata in vigore, e nel 2024 ha spostato la data al 2027, segno di un disagio profondo anche in un ordinamento già molto avanzato sul tema. CMPA+3Ministère de la Justice+3Canada+3
Negli Stati Uniti, l’eutanasia attiva è illegale, ma il suicidio medicalmente assistito è consentito in 11 Stati (tra cui Oregon, Washington, California, Colorado, Vermont, Maine, New Jersey, Hawaii, New Mexico) e nel District of Columbia. Wikipedia+2wfrtds.org+2
Il modello americano è in genere più restrittivo:
Tutti e sei gli Stati dell’Australia (Victoria, Western Australia, Tasmania, South Australia, Queensland, New South Wales) hanno ormai normative che permettono una forma di “voluntary assisted dying” per pazienti terminali con criteri simili a quelli statunitensi. wfrtds.org+2nuffieldtrust.org.uk+2
In Nuova Zelanda, una legge approvata con referendum nel 2020 consente l’aiuto medico a morire in casi di malattia terminale con prognosi inferiore a sei mesi, dolore insopportabile e richiesta libera e informata. wfrtds.org+1
In Colombia la Corte costituzionale ha aperto alla depenalizzazione dell’eutanasia già dagli anni ’90, e nel tempo ha consolidato un diritto alla “muerte digna”, esteso anche al suicidio assistito. wfrtds.org+2nuffieldtrust.org.uk+2
Dietro alle differenze giuridiche, emergono alcuni punti di attrito ricorrenti, che spiegano perché il tema divide così profondamente opinioni pubbliche e Parlamenti:
L’Italia è uno dei casi più contraddittori.
Il Parlamento, nonostante i ripetuti solleciti della stessa Corte, non ha ancora approvato una legge quadro, nonostante ci sia un disegno di legge.
Nel frattempo, nel 2025, la Regione Toscana è diventata la prima a legiferare in concreto sul suicidio medicalmente assistito, stabilendo procedure e tempi per la valutazione delle richieste e per l’erogazione dei farmaci tramite il servizio sanitario regionale. AP News
La mossa ha un valore politico forte, ma apre anche un conflitto di competenze con il governo nazionale, che contesta la possibilità per una Regione di disciplinare una materia così sensibile in assenza di una legge statale.
Guardando al 2025, il mondo non si divide più semplicemente in Paesi “laici” e Paesi “conservatori”. La linea di frattura passa piuttosto tra ordinamenti che:
Nel frattempo, i casi concreti – dal giovane disabile spagnolo che chiede l’eutanasia, alla persona anziana che vola a Zurigo per morire in una stanza anonima di Dignitas, fino al malato italiano che si rivolge a un tribunale dopo il no della ASL – continuano a spingere il dibattito oltre gli slogan.
È probabile che nei prossimi anni vedremo nuove leggi, nuove sentenze, nuovi referendum. Ma, almeno per ora, il “diritto a morire” resta uno dei terreni dove più chiaramente si vede quanto sia difficile, per le democrazie contemporanee, tenere insieme libertà individuale, tutela dei fragili e responsabilità collettiva di fronte alla morte.
No Comments